Innocence - Ghost in The Shell 2 - M. Oshii - 2004

Cosa distingue l'uomo dalla macchina? Se lo sono chiesti in molti, e se lo chiedono anche i personaggi del film, per tutto il film, in una serie pressoché costante di citazioni letterarie variegate, nel film sembra che nessuno sia più capace di far valere le proprie opinioni senza appoggiarsi su ciò che la saggezza umana ha già sviscerato; quando il nostro “spirito” non dovrà più accontentarsi dell'hardware di cui disponiamo, ma avrà a disposizione supporti esterni su quali accumulare dati su dati, la nostra “innocenza” sarà perduta, niente ci distinguerà più da un robot. Ma un'altra cosa ci ha sempre caratterizzato come “umani” la nostra incommensurabile vanità, la convinzione di una superiorità nei confronti di animali, oggetti, droidi e ibridi. Sembra proprio di trovarsi di fronte ad un altro Blade Runner, se non fosse che qui non si afferma che: < < visto che i robot meriterebbero di essere
amati e rispettati come degli esseri umani, avrebbero tutto il diritto di ribellarsi e uccidere qualche umano>>, qui si dice che la nostra evoluzione tende a riportarci allo stato inanimato, e come dice un personaggio nel film “
ciò che è inanimato non vuol dire che non sia vivo”; per di più l'unico momento del film in cui Batou sembra impressionarsi per la morte di qualcuno è quando si rammarica per tutti quei robot che sono stati fatti massacrare per uno scopo inutile (salvare dei bambini che venivano usati per impiantare uno “spirito” nei i robot domestici).
Ho provato a sintetizzare molto il senso del film, almeno quello che ho capito, che sarà sicuramente incompleto, ma cercare di riassumere in poche righe tutta la metafisica che trasuda il film, soprattutto nei lunghi e numerosi dialoghi, risulta un'impresa impossibile, oltretutto la complessità “filosofica” di questo Anime è di molto superiore a quella del primo episodio. Mi sembra che Oshii questa volta abbia provato a proporre la questione da più punti di vista, fa si che questo possa far perdere lo spettatore, ma propone anche un film dalla tesi “Aperta”, ognuno può arrivare a leggerci un messaggio diverso; per certi versi questo è già cinema interattivo: fra i mille sentieri che il film traccia, lo spettatore ne recepisce, ne decodifica, solo una parte, una parte del mare di informazioni di fronte al quale viene messo di fronte, non è necessario capire tutto, le informazioni che percepisco mi daranno un messaggio, ma un altro spettatore potrà recepire il messaggio opposto, dipende da come sono programmati gli spettatori.
Questo film non mi ha colpito tanto per i temi o come questi vengono proposti, ma proprio per la regia e per i disegni/ricostruzioni (la qualità grafica è impressionante). Gli ambienti sono quasi tutti ricostruiti sinteticamente, per i personaggi Oshii preferisce affidarsi ai movimenti più naturali dei disegni, ma è il modo con cui gestisce questi due “corpi” che ha dell'innovativo, per la prima volta ho visto dei movimenti di macchina (che non c'è) praticamente identici a quelli dei videogiochi (per alcune inquadrature sembra proprio di trovarci in un
FPS).
E' tutto un ruotare intorno agli oggetti, alle facce, ai modelli, a volte in modo repentino, per creare un colpo di scena, più spesso in modo lento: movimenti circolari in zoomata, che ci fanno apprezzare l'impeccabile realizzazione delle immagini, Oshii non ci mostra immagini, ci mette in relazione con delle forme in tutta la loro tridimensionalità, ci rende palpabile, abitabile,
vivibile, l'immaterialità.
di Infamous | 24/10/2004